Categoria: Ricette

Schiacciata all’uva improvvisata

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Tutto merito di Simona e del suo blog BiancaVaniglia. Ci sono capitata per caso mentre cercavo altro e sono rimasta colpita dalle belle foto, lo stile pulito e le favolose ricette. L’occhio mi è caduto soprattutto su quella della schiacciata all’uva e pinoli, perché faceva proprio al caso mio. Nel nostro trascuratissimo (ma ancora per poco!) giardino, una sola cosa cresce sana e rigogliosa: la vite. Di quella infatti si occupa con caparbietà mio suocero, il quale una volta l’anno, sfidando le insidie in agguato, si avventura tra le erbacce armato di forbice da giardiniere per effettuare l’opportuna potatura. La pianta ricambia le attenzioni donandoci un discreto raccolto di uva piccolina, nera e dolcissima, decisamente biologica! Senonchè, domenica la pioggia scrosciava a intervalli e io, tra varie altre cose, pensavo proprio che avrei dovuto approfittare della prossima tregua dal cielo per scendere a raccogliere qualche bel grappolo, prima che andassero tutti rovinati dall’acquazzone. Grazie Simona, ho colto al volo anche l’ispirazione!

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La schiacciata all’uva toscana, quella vera, fatta con l’uva da vino a quanto pare, l’ho assaggiata una volta sola e mai dimenticata! La nostra uva è probabilmente una varietà da tavola che peró rimane piccolina e, stando alla descrizione e alle foto di Bianca Vaniglia, ho pensato che andava proprio bene!

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Poi naturalmente nella dispensa avevo farina appena sufficiente e nemmeno una briciola di lievito di birra. Di andare al supermercato non se ne parlava e così ho inventato lì per lì una variazione sul tema. Ho usato invece lievito per dolci (quindi niente tempo di lievitazione), aggiunto una bustina di zucchero vanigliato, olio di riso al posto dell’extravergine e niente pinoli. A metà cottura ho dovuto trasferire il mio dolce dalla pirofila in cui l’avevo inizialmente adagiato alla placca del forno, scolando bene il liquido dell’uva che si era raccolto sul fondo. Più che una schiacciata ho ottenuto una specie di torta rustica, comunque profumatissima e buonissima! A premiare la mia iniziativa è uscito anche un raggio di sole che ha illuminato la cucina quanto bastava per farmi venire voglia di scattare un paio di foto e di risvegliare il blog…

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Se la mia uva resiste ancora proverò anche la ricetta originale, che sicuramente merita. Intanto, con una fetta di torta e un caffè, vi saluto e vi auguro buon inizio d’autunno.

Frittelle di Carnevale

Frittelle-di-CarnevaleQuando eravamo bambini c’era sempre qualche mamma, o la maestra a scuola che, per Carnevale, organizzava una festicciola in maschera. In quelle occasioni, le frittelle (e le chiacchere!) della mia mamma, erano molto apprezzate. Io ho imparato a farle in questi giorni, seguendo la sua ricetta. Prima non mi era mai venuto in mente di provarci. Finché ho vissuto in Italia, ho mangiato quelle fatte da lei. Da quando vivo qui, un po’ perché il Carnevale in Nord Holland non si festeggia, un po’ perché le frittelle sono una specialità che da queste parti attiene piuttosto al Capodanno ma inizia ad essere venduta in appositi baracchini già dal tardo autunno, o non ci penso proprio o, quando arriva Febbraio, non mi vanno già più.

Frittelle-di mele-e-uvettaSolo che stavolta i baracchini delle “Oliebollen” (questo il nome locale, molto eloquente) non mi hanno mai tentata e il Capodanno l’ho passato a Milano. Perciò le frittelle, a tempo debito, mi sono venute in mente eccome!

Il primo tentativo è andato così così ma già la seconda volta, con qualche aggiustamento, sono venute perfette e deliziose. Servite belle calde, accompagnate da una fresca spremuta di arance e clementini, sono state un goloso “brunch” della domenica.

Frittelle-colazione-carnevaleEcco la ricetta della mamma, per una ventina abbondante di frittelle, con le mie dosi ridotte tra parentesi, per farne 10-12. Per due persone, sono già un’abbuffata:

300 gr. di farina (io 150); 2 uova intere (io 1) più 1 tuorlo; una bustina di lievito per dolci (io 1e1/2 cucchiaini); la scorza grattugiata di 1 limone bio; 1 pizzico di sale marino; uvetta a piacere (io 50 gr); 2 mele (io 1); latte q.b.; olio di semi di arachide per friggere q.b. (mia mamma ha sempre usato quello e io, che non friggo mai, mi ci sono trovata bene).

Mettere a bagno l’uvetta in acqua tiepida e nel frattempo, in una ciotola capiente, setacciare la farina e il lievito. Aggiungere il sale, l’uovo intero più il tuorlo, l’uvetta strizzata bene e iniziare a mescolare con una frusta. Aggiungere latte via via in piccole quantità finché l’impasto non sarà omogeneo ma ancora piuttosto compatto. Sbucciare la mela, dividerla in quarti e affettarli finemente con una mandolina direttamente nella ciotola. Mescolare bene e verificare la consistenza. Se il liquido rilasciato dalla mela non sarà stato sufficiente, aggiungere latte, pochissimo alla volta, continuando a mescolare, fino ad ottenere una pastella morbida ma che non “cola” dal cucchiaio.

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Lasciar riposare coperto per non meno di mezz’ora (meglio un’oretta).

A questo punto scaldare a fiamma dolce abbondante olio (le frittelle devono poterci galleggiare, quindi ce ne vuole parecchio!) in una pentola di acciaio dai bordi alti. Quando è caldo, abbassare la fiamma al minimo, prelevare una cucchiaiata di impasto e, con l’aiuto di un altro cucchiaio, farla scivolare delicatamente nell’olio. La pastella in un primo momento affonderà e dopo pochi istanti verrà a galla, gonfiandosi allegramente. Aspettare che ciò accada, prima di immergere la seconda cucchiaiata. Ho letto qua e là che la temperatura dell’olio dovrebbe essere max. sui 170-180 gradi. Io non ho il termometro, perciò non ho potuto controllare questa informazione. Però, come mamma, ho fatto delle prove intermedie con piccole quantità di impasto. Quando si gonfia, galleggia e frigge dolcemente, va bene.

Lasciarle dorare lentamente, rigirandole ogni tanto con una paletta. Ritirarle con la schiumarola e adagiarle su un piatto rivestito di carta da cucina. Cospargerle via via di zucchero semolato. Ho provato a tenerle in caldo nel forno al minimo e anche a riscaldarle una volta raffreddate. Se proprio non si può evitare, va bene, ma appena fatte, calde o appena intiepidite, son più buone.

Frittelle

Preferisco usare l’olio della frittura una sola volta (l’ho lasciato raffreddare completamente, filtrato per eliminare i residui, versato in una bottiglia di plastica e lo smaltirò presso l’apposito centro di raccolta del Comune).

Buon appetito e buon Carnevale!

 

 

Colazione autunnale: pannenkoeken di farina di castagne con miele e nocciole

Autumn breakfast: chestnut flour pancakes, with honey and hazelnuts

Castagno

Ieri mattina mi sono alzata molto presto. Fuori era ancora buio, l’aria era frizzante tendente al freddino. Sabato: la casa dormiva ancora. Mi è venuta voglia di preparare una colazione speciale.

I pannenkoeken sono una variante olandese, molto più spessa e sostanziosa, delle crêpes francesi. Esiste anche la versione più simile alle crêpes, più piccola e sottile: si chiamano allora flensjes. Ogni famiglia li prepara in casa regolarmente, di base con farina di frumento, uova e latte, e ci sono poi locali specializzati che li servono con mille tipi diversi di farcitura. La più classica, fuori o a casa, è pancetta (o bacon o speck, come lo chiamano qui) con sciroppo di zucchero, seguita a ruota da mele e cannella, con o senza uvetta. Di solito uno solo di questi, grande quasi quanto una pizza, fa da pasto abbondante.

A me piace mangiarli ogni tanto, tipicamente a colazione nel fine settimana, e sperimentare ogni volta nuove ricette, sia per l’impasto, sia per la farcitura. Questa volta ho pescato dalla dispensa un pacchetto di farina di castagne già aperto che doveva essere consumato a breve: ideale! L’ho combinata con farina di farro e ottenuto delle frittelline deliziose!

PannenkoekenA casa, ogni commensale può anche farcire da sè il proprio pannenkoek e mangiarselo come meglio crede. A mi piace piegarli a ventaglio o arrotolarli! Qui ve li propongo con miele di castagno (il mio preferito!) e granella di nocciole. Questa combinazione, accompagnata da un caffè forte e aromatico o un té profumato, fa partire di slancio una giornata autunnale!

Miele-di-castagno

Pannenkoeken_1Ricetta:

100 gr di farina di castagne; 75 gr di farina di farro; un pizzico di sale; un uovo; latte (anche vegetale) q.b.; grasso per ungere la padella (io uso il burro di cocco, voi potete usare quello che di solito preferite per friggere).

Setaccio le due farine in una ciotola, aggiungo il pizzico di sale, l’uovo e inzio a mescolare con una frusta. Verso il latte poco alla volta e via via mescolo energicamente, cercando di assorbire tutta la farina e di sciogliere bene tutti i grumi. Continuo ad aggiungere latte e mescolare fino ad ottenere una pastella semiliquida, liscia e omogenea. Di solito mi fermo quando sulla superficie iniziano a formarsi delle bollicine. L’impasto comunque deve essere abbastanza liquido da scorrere bene nella padella.

Penso che sulla preparazione delle crêpes ci siano abbastanza di video e spiegazioni online, ma sono anche sicura che molti hanno già esperienza in materia e ognuno ha il proprio metodo. Comunque, io faccio così:

uso un padellino non troppo grande (18 cm), per gestire meglio la cottura. Con le quantità di questa ricetta, mi vengono da 6 a 8 pannenkoeken, a seconda di quanto li faccio sottili. Metto una piccola quantità di burro di cocco al centro e lo lascio sciogliere, poi lo distribuisco bene sul fondo con l’aiuto di un pennello da cucina in silicone. Cerco di non avere troppo unto ma anche di non lesinare esageratamente, altrimenti la frittella si brucia! tengo la fiamma bassa.

Quando è caldo, prelevo un mestolo scarso di pastella, la verso nel padellino e lo distibuisco uniformemente. Questa operazione io ho imparato a farla tenendo la padella per il manico e ruotandola in modo che la pastella scorra in modo circolare. Ci si specializza con la pratica! Lascio cuocere da un lato fino a che la frittella si stacca da sola dal fondo, poi la giro con l’aiuto di una spatola e lascio dorare anche l’altro lato.

A seconda che l’altro abitante della casa sia già sveglio o meno, decido se impilare i pannenkoeken su un piatto via via che son pronti e tenerli in caldo coprendoli con un foglio di alluminio, oppure impiattarli direttamente dalla padella uno alla volta, e dividere in due quello pronto mentre il successivo cuoce.

Se avanzano, son buoni riscaldati (forno o micro onde) per cena, basta cambiare la facitura.

Varianti di farcitura per questo impasto, dolci e salate. Intanto, Il miele può essere sostituito da sciroppo d’acero, ad esempio, e le nocciole con altre noci a piacere (oppure omesse in caso di allergia). Poi:

  • marmellata di mirtilli;
  • ricotta fresca e scaglie di cioccolato;
  • formaggio di capra, fresco o stagionato. Anche qui ci sta benissimo un filo di miele di castagno ma anche delle verdure stufate o funghi, o zucca, se si tratta di cena.

Buon appetito e buona domenica!